Attenzione

Buone prassi, soluzioni organizzative coerenti e validate

Il Tu 81/08 valorizza il ruolo delle cosiddette “buone prassi” per il miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza sul lavoro e le definisce “soluzioni organizzative o procedurali”:

  • coerenti con la normativa vigente e con le norme di buona tecnica; 
  • adottate volontariamente,
  • finalizzate a promuovere la salute e sicurezza sui luoghi di lavoro attraverso la riduzione dei rischi e il miglioramento delle condizioni di lavoro;
  • elaborate e raccolte: a) dalle Regioni; b) dall’Inail; c) dagli Organismi paritetici di cui all’art. 51 del TU 81/08*;
  • validate dalla Commissione consultiva permanente di cui all’art. 6 del Tu 81/08**, previa istruttoria tecnica dell’Inail (ex Ispesl), che provvede ad assicurarne la più ampia diffusione.

Le aziende che intendono presentare una buona prassi devono compilare e inviare ilmodello elaborato dalla Commissione consultiva permanente.

La documentazione deve essere raccolta su CD-ROM e inoltrata al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali , Direzione Generale delle relazioni industriali e dei rapporti di lavoro, Disciplina in materia di prevenzione degli infortuni e igiene sul lavoro – Divisione VI (già Tutela delle condizioni di lavoro).

Se validate dalla Commissione consultiva le buone prassi vengono pubblicate sul sito internet del Ministero del lavoro.

Le aziende che realizzano buone prassi o che adottano interventi migliorativi coerenti con le buone prassi, possono accedere alla riduzione del tasso di premio Inail dopo il primo biennio di attività. La domanda di riduzione deve essere inviata in modalità telematica, sezione Servizi online del sito www.inail.it.

La domanda di riduzione può essere inviata contestualmente alla denuncia dei lavori (o successivamente ma non oltre la scadenza del biennio di attività). L’Inail valuta e comunica all’azienda l’esito della domanda entro i 30 giorni.

* Sono soggetti di livello territoriale, secondo la previsione dell’art. 2, c. 1, lett. ee) del TU 81/08, “ costituiti a iniziativa di una o più associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, quali sedi privilegiate per: a) la programmazione di attività formative e l’elaborazione e la raccolta di buone prassi a fini prevenzionistici; b) lo sviluppo di azioni inerenti alla salute e alla sicurezza sul lavoro; c) l’assistenza alle imprese finalizzata all’attuazione degli adempimenti in materia; d) ogni altra attività o funzione assegnata loro dalla legge o dai contratti collettivi di riferimento”.

Casa, maxi-multe senza certificazione APE

Chi compra o affitta casa dovrà dichiarare (con una clausola ad hoc inserita nel contratto di compravendita o di locazione) di aver ricevuto informazioni e documentazione circa l’attestato di prestazione energetica degli edifici (Ape). Copia dello stesso attestato andrà inserito nel rogito e in qualunque atto di trasferimento a titolo oneroso di immobili. Lo stesso obbligo vale per i contratti di affitto degli immobili, con la sola esclusione delle locazioni di singole unità immobiliari. Qualora la dichiarazione informativa e la copia dell’attestazione energetica non siano state allegate all’atto, quest’ultimo non sarà più causa di nullità di contratto, come previsto oggi dall’articolo 6 del d. lgs 192/2005. Ma entrambe le parti (acquirente e venditore, o, in caso di affitto, locatore e conduttore) dovranno pagare in solido e in parti uguali una sanzione compresa tra tremila e 18 mila euro. «Multa» che scende in un range compreso tra mille e 4 mila euro per i casi di mancata dichiarazione relativi ai contratti di locazione di singole unità immobiliari; ma se la durata della locazione non supera i tre anni la sanzione viene dimezzata. La novità è contenuta nel decreto legge in materia di sviluppo, approvato ieri dal consiglio dei ministri. Un tassello del più ampio piano Destinazione Italia, che non potrà non avere un impatto sul mercato delle compravendite immobiliari e delle locazioni. Peraltro, piuttosto asfittico per via della crisi economica. Ma non è finita: il governo indica anche a quale autorità spetti accertare e contestare le eventuali violazioni alle parti: sarà la Guardia di finanza o, all’atto della registrazione dei contratti di compravendita e locazione, l’Agenzia delle entrate. Ambedue le autorità, ai fini del proseguimento dell’iter sanzionatorio, dovranno però far rapporto al prefetto.

Informazioni sulla S.C.I.A. – La Segnalazione Certificata di Inizio Attività

CHE COS’E’ LA SCIA

La SCIA – Segnalazione Certificata di Inizio Attività - è la dichiarazione che consente alle imprese di iniziare, modificare o cessare un’attività produttiva (artigianale, commerciale, industriale), senza dover più attendere i tempi e l’esecuzione di verifiche e controlli preliminari da parte degli enti competenti. La SCIA, ai sensi dell’art. 19 della legge 241/90,  produce infatti effetti immediati.
La dichiarazione dell’imprenditore sostituisce le autorizzazioni, licenze o domande di iscrizioni non sottoposte a valutazioni discrezionali o al rispetto di norme di programmazione e pianificazione, così come di vincoli ambientali, paesaggistici, culturali, ecc. Ricorrendo tali presupposti, alle imprese é sufficiente presentare il relativo modello SCIA, correttamente compilato e completo in ogni sua parte per avviare la propria attività.
 
 
Per consentire lo svolgimento dei controlli successivi da parte degli uffici ed organi di controllo a ciò preposti, la pratica deve tuttavia essere corredata delle prescritte autocertificazioni circa il possesso dei requisiti soggettivi (morali e professionali, quando richiesti per lo svolgimento di determinate attività) nonchéoggettivi (attinenti la conformità urbanistica, edilizia, igienico-sanitaria, ambientale etc. dei locali e/o attrezzature aziendali) e all’occorrenza, quando previsto, devono anche essere allegati elaborati tecnici e planimetrici.
La compilazione dei campi nei modelli e l’aggiunta degli allegati occorrenti devono quindi fornire le informazioni e gli elementi necessari a descrivere compiutamente l’attività.

Entro il 31 ottobre 2013, Vdr contro il superamento dei valori Cem

Tutte le realtà operative la cui attività viene svolta in presenza di sorgenti di campo elettromagnetico sono tenute al rispetto della specifica normativa:

  • eseguendo la valutazione del rischio e;
  • a partire dal 31 ottobre 2013*, adottando misure tali che nell’ambiente lavorativo non vengano superati i valori limite stabiliti dalla legge**.

L’articolo 181 del TU, anche tramite il richiamo al più generale articolo 28 (Oggetto della valutazione dei rischi), richiede esplicitamente al datore di lavoro la valutazione relativa a tutti gli agenti fisici.

In relazione alla valutazione del rischio diretto di esposizione a campi elettromagnetici,la norma tecnica CEI EN 50499/2009 contiene un elenco non esaustivo di apparecchiature che possono produrre livelli superiori ai valori di azione e riguardano le attività di seguito descritte.

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